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Letra de Magazzino 18

Siamo partiti in un giorno di pioggia cacciati via dalla nostra terra che un tempo si chiamava Italia e uscì sconfitta dalla guerraHanno scambiato le nostre radici con un futuro di scarpe strette e mi ricordo faceva freddo l'inverno del '47E per le strade un canto di morte come di mille martelli impazziti le nostre vite imballate alla meglio i nostri cuori ammutolitiSiamo saliti sulla nave bianca come l'inizio di un'avventura con una goccia di speranza dicevi "non aver paura"E mi ricordo di un uomo gigante della sua immensa tenerezza capace di sbriciolare montagne a lui bastava una carezzaMa la sua forza, la forza di un padre giorno per giorno si consumava fermo davanti alla finestra fissava un punto nel vuoto dicevaAhhah come si fa a morire di malinconia per una terra che non è più miaAhhah che male fa aver lasciato il mio cuore dall'altra parte del mareSono venuto a cercare mio padre in una specie di cimitero tra masserizie abbandonate e mille facce in bianco e neroTracce di gente spazzata via da un uragano del destino quel che rimane di un esodo ora riposa in questo magazzinoE siamo scesi dalla nave bianca i bambini, le donne e gli anziani ci chiamavano fascisti eravamo solo italianiItaliani dimenticati in qualche angolo della memoria come una pagina strappata dal grande libro della storiaAhhah come si fa a morire di malinconia per una vita che non è più miaAhhah che male fa se ancora cerco il mio cuore dall'altra parte del mareQuando domani in viaggio arriverai sul mio paese carezzami ti prego il campanile la chiesa, la mia casettaFermati un momentino, soltanto un momento sopra le tombe del vecchio cimitero e digli ai morti, digli ti prego che non dimentighemo